Pranzare sospesi sul mare al trabocco del Pesce Palombo

La nostra bella Italia riserva al viaggiatore sempre meravigliose sorprese e per chi si avventura in Abruzzo può trovarne davvero molte. Si comincia dal paesaggio; qui mare e monti convivono in simbiosi, bastano pochi chilometri e lasciata la costa del mare Adriatico ti ritrovi in mezzo ai boschi della Maiella. Ma proprio il litorale è quello che, nella provincia di Chieti, offre la particolarità dei trabocchi. Chi percorre l’autostrada difficilmente si ha modo di scorgere queste “ macchine da pesca “ che sembra abbiano origine intorno al 1400.


Strutture dall’aspetto esile della palafitta, con i lunghi pali che entrano nell’acqua, simili alla zampe di un trampoliere, ma al tempo stesso solide per resistere alle mareggiate.
In quel tratto di costa, denominata Costa dei Trabocchi appunto, che va da Ortona a Vasto ne sono rimasti quasi una ventina, compreso quello di dannunziana memoria ( il trabocco Turchino a San Vito Chietino) restaurato recentemente.
Oggi recuperati grazie ad un progetto di riqualificazione partito nel 2006, alcuni di questi sono ancora operativi nel loro ruolo originario altri trasformati in ristoranti.

 


Tra questi uno dei più famosi è quello del Pesce Palombo a Fossacesia.
La lunga passerella accompagna ti accompagna in luogo accogliente sospeso sull’acqua dove lontano dal rumore della strada puoi gustare un menù di pesce rigorosamente secondo i dettami della cucina abruzzese.

Si può iniziare con il cartoccio di alici, polpettine di pesce azzurro e bruschettine di alici marinate, Tortino di baccalà e patate su crema di peperoni arrostiti, gamberi su purea di ceci con riduzione di Montepulciano d’Abruzzo. 

Poi si passa ai primi come i tradizionali paccheri con ragù di pescatrice o al rintrocilo frentano, tradizionale pasta fatta a mano con un particolare mattarello a scanalature, condito con sugo alla
scoglio.

Per i secondi la scelta non può che cadere sull’immancabile brodetto al coccio, il tutto accompagnato da vini del territorio.

Per finire in dolcezza: bocconotti e cellipeni. 

Livia Elena Laurentino

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