A Lavino di Mezzo si sceglie dal banco e si prepara al momento, tra crudi, primi e brace che seguono il pescato del giorno

Il menu resta chiuso. Qui si guarda. Davanti al banco del pesce succede una cosa semplice: si sceglie con gli occhi. Il pescato del giorno arriva soprattutto dall’Adriatico, è fresco, diretto, senza troppi passaggi. Il resto lo decide l’istinto. Si indica, si affida allo chef. E lì avviene la trasformazione. Questa è l’idea che muove Maestrale – Braceria di Pesce & Pescheria, a Lavino di Mezzo, a pochi chilometri da Bologna: puntare su una cucina di mare contemporanea, essenziale, centrata sulla qualità. Il progetto, nato nel 2024 e cresciuto nel 2025 con una virata decisa verso l’eccellenza, si affida a fornitori come Battistini, con pescherecci propri e una filiera che garantisce arrivi quotidiani. Le ostriche, ad esempio, arrivano dalla Francia.

Crudi di mare, antipasti mirati, primi che seguono stagione e disponibilità. Piatti che cambiano, ruotano, sorprendono senza bisogno di effetti speciali. Elemento distintivo è la proposta di una vera e propria braceria di pesce, ancora non frequente nel panorama bolognese, che lavora sulla cottura espressa, esaltando consistenze e sapori senza appesantirli. Particolare attenzione è riservata anche all’inclusività alimentare: la cucina propone una frittura senza glutine dedicata, pensata per chi convive con la celiachia.

Dietro Maestrale si incrociano due percorsi diversi. Samuele Perfetti, classe 1997, cresce tra cucine e sale importanti – dal Ristorante Diana all’Hotel Baglioni, fino alla riviera romagnola – costruendo competenze solide anche nella gestione. Emanuele Mansuelli, classe 1987, arriva da un’altra strada: undici anni da avvocato, poi la scelta di cambiare direzione e investire in un progetto personale.
Trentacinque coperti, luce, ordine, una sensazione di equilibrio. L’ambiente è curato ma senza rigidità, pensato per accogliere coppie, famiglie, gruppi di amici. Anche un pranzo di lavoro trova qui il suo spazio, senza formalismi. C’è poi un dettaglio che fa la differenza: niente turni. Nessuna pressione a liberare il tavolo. La serata scorre con il ritmo giusto, quello che permette alle conversazioni di allungarsi senza fretta.
Durante una degustazione, il percorso ha raccontato la filosofia del locale: tonno rosso e gamberoni crudi, cozze dell’Adriatico, tagliolini alle vongole “poveracce”, fritto misto leggero e asciutto -anche in versione senza glutine dedicata – fino agli spiedini di sarde. Chiusura affidata a una crema di mascarpone con croccante di Fiumalbo. Nel bicchiere, vini della cantina calabrese Ippolito; a tavola, olio EVO monocultivar Coratina dei maestri oleari Di Battista.