Prosegue il viaggio nel Vulture Melfese alla scoperta di nuovi itinerari in quella zona della Basilicata, meno conosciuta e più autentica
Una delle tappe importanti è Melfi, situata nella parte più a nord della Basilicata che confina con la Puglia. Il castello di Roberto il Guiscardo domina la città. Successivamente ampliato da Federico II che lo dotò di torri difensive ospita oggi il Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese Massimo Pallottino. Nelle sale al piano terra sono in mostra i sarcofagi marmorei di Atella (prestigioso prestito del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e di Rapolla (in esposizione permanente). Quest’ultima meraviglia reca sul coperchio la scultura di una donna dormiente. Nelle teche al secondo piano sono esposte corredi ceramiche daunie, armature in bronzo, corredi funerari, ornamenti e monili in oro, argento e ambra nonché vasi in bronzo di provenienza etrusca e greca.
Da ammirare anche la Cattedrale di Santa Maria Assunta in stile romanico, e successivamente barocco, affiancata dal campanile normanno alto circa 50 metri.

A soli una trentina di chilometri si trova Venosa, la cittadina che ha dato i natali nel 65 a.C. ad Orazio, famoso poeta latino, “profeta” di un modo di vivere il carpe diem, che qui in Lucania si ritrova ancora oggi.
Un altro personaggio famoso, Carlo Gesualdo da Venosa, madrigalista del 1500 conosciuto in tutto il mondo è nato nella città dedicata a Venere.
In piazza Umberto I si erge maestoso il Castello del Balzo, eretto nel 1470, attualmente è la sede del Museo Archeologico con una raccolta di “tesori” dalla preistoria al periodo normanno, collezioni di ceramiche, monete, mosaici e pitture parietali.

Per gli appassionati di storia appena fuori dal centro urbano merita una visita l’Incompiuta. In questo sito sulle vestigia di un tempio pagano, fu costruita una basilica paleocristiana intorno al V secolo e successivamente nel 1059 la chiesa Antica venne consacrata, mentre l’abbazia adiacente cominciò a sorgere nel 1100. Rimasto incompleto forse per problemi economici dei benedettini, è comunque un unicum da non perdere.

Termina a Ripacandida, città del miele, del vino e dell’olio, la seconda tappa del viaggio nel Basilicata rurale. Dall’alto del colle domina il Parco naturale del Vulture e ospita ill Santuario di San Donato, detto anche la piccola Assisi di Basilicata. Il gemellaggio con la Basilica di San Francesco è stato attribuito per i meravigliosi affreschi della scuola di Giotto che impreziosisco la piccola chiesa, riconosciuta nel 2010 come monumento messaggero di cultura di pace dall’Unesco, e custode di una reliquia del corpo del santo Patrono d’Italia.
L’adiacente giardino comunale, un tempo orto del convento ospita due esemplari centenari un pino di Aleppo di 500 anni ed una sequoia bicentenaria.

Qui è possibile ritagliarsi una giornata speciale nel prima Honey SPA d’Europa.
Nata grazie all’intuizione dell’apicoltore Franco Rondinella che alcuni anni fa ha deciso di espandere la sua attività, allargando ad un benessere più completo i preziosi doni delle api. Così oltre alla produzione di miele e di altre specialità dell’alveare produce composte di cioccolato, caramelle e squisiti torroni.
Nelle sale dei Honey SPA si possono fare trattamenti personalizzati anche di coppia. Non solo massaggi e sedute rilassanti, ma anche aromaterapia e cromoterapia nella Grotta Tempee rivestita di sale dell’Himalaya. Una linea completa di cosmetici al miele consente di prolungare a casa propria gli effetti benefici ricevuti nella SPA.
Nella speciale veranda adibita all’Api-aromaterapia, si può stare a contatto con gli alveri, ma in totale sicurezza,ascoltando il piacevole ronzio e respirando i profumi benèfici che ne provengono, un relax totale. (segue)