IL Prato nel Piatto – VITALBA

La
Vitalba
 

In Natura ogni cosa ha un suo perché, ma c’è una pianta che non riesco a farmi piacere, si tratta della clematide, altrimenti detta vitalba, ranuncolacea rampicante e legnosa che si fa notare per la sua “ingordigia”. È molto facile riconoscerla, pare una liana che si allunga e si arrampica sugli alberi formando lunghissime liane. Liane lunghe oltre i 20 metri che si avviluppano sugli alberi soffocandoli. Quando posso la taglio, e vi assicuro che pare infinita, tiro, taglio, libero piante, lei è molto forte e resistente, inoltre sviluppa alla base grossi tronchi legnosi fortissimi e ben radicati. Ho letto da qualche parte che ha radici sotterranee che crescono come la parte aerea della pianta, pauraaa.
La Clematis vitalba è un’ infestante che cresce negli incolti e nei boschi, assieme ai rovi crea dei veri e propri grovigli inestricabili a danno della vegetazione arborea che viene letteralmente aggredita e soffocata. Soffermatevi ad osservarla, crea giganteschi cespugli simili a cuscinoni che inglobano tutto ciò che incontra, si arrampica e pare correre anche sui pali della luce. Noterete che spesso gli alberi vengono ricoperti e sopraffatti da questa rampicante capace di distruggere interi boschi se lasciati in stato di abbandono. Mi viene spesso da pensare che alcune piante assomigliano molto alla specie umana. Un tempo, il bosco veniva tenuto pulito dagli animali, era la loro presenza che teneva a bada le infestanti, oggi se non si tiene pulito bosco e sottobosco, la “famelica” vitalba la fa da padrona. Eppure ha un così bel nome, forse dovuto al biancore dei suoi fiori che in autunno si trasformeranno in acheni dalla lunga estremità bianca epiumosa.
È interessante scoprire che la vitalba in Nuova Zelanda è stata dichiarata organismo non gradito e non può essere propagata, distribuita o venduta. Rappresenta , per la sua crescita veloce e vigorosa, una minaccia per le specie native. In Italia, invece, una direttiva del Ministero della Salute del luglio 2009, non consente di inserire l’intera pianta erbacea negli integratori alimentari. Ciò non stupisce, perché è una pianta velenosa in tutte le sue parti e dagli effetti anche mortali. Per la presenza di alcaloidi e saponine risulta caustica e irritante. Può provocare irritazioni cutanee al contatto, produce sulla pelle lesioni eritematose, pustole, vesciche e ulcere. I mendicanti solevano applicare sulla pelle le sue foglie stropicciate per procurarsi piaghe e ulcere per suscitare commiserazione tra la gente. Detto ciò, è assurdo pensare che in passato qualcuno si sia addirittura fumato la parte legnosa della vitalba, pratica da evitare assolutamente, la nicotina è poca cosa se confrontata a quello che questa pianta può provocare. Vi racconto ciò perché sento spesso di persone che utilizzano i giovani germogli della vitalba per preparare frittate o zuppe, io me ne guardo bene, anche se so che tanti si “vantano” di averla mangiata e continuano a farlo. 

Credo che abbiamo a disposizione una grossa quantità di erbe spontanee che non mettono in pericolo il nostro stare, quindi evito di raccoglierla e cucinarla, ma ognuno è libero di fare come crede, a proprio discapito.
In alcuni testi si legge di raccogliere i germogli prima che le sostanze tossiche della pianta si concentrino troppo, però, per tutelarsi, consigliano di non consumarne grosse quantità. Anche se la lessatura può diminuire la tossicità e il loro sapore amaro, io non ve la consiglio. Un tempo il cibo scarseggiava e i corpi dei nostri antenati erano più vivificati, oggi le nostre reazioni sono differenti. Nelle Marche, invece, i germogli di vitalba sottolio sono stati ufficializzati come prodotto tipico per il loro consumo abituale nella provincia di Pesaro e Urbino.

A volte i germogli vengono addirittura utilizzati a scopo terapeutico, per depurare il sangue, come accade in Garfagnana. Io ho deciso di non utilizzare questa pianta, la trovo troppo invasiva e dal carattere manipolatore oppressivo, subdola. Per alcuni è una mia esagerazione, ma non riesco a farmela piacere, però ognuno faccia come meglio crede. 

Oggigiorno, a causa della sua tossicità, la vitalba viene usata raramente per scopi terapeutici. In passato, però, le foglie fresche erano utilizzate come revulsivo energico contro artriti, sciatiche e gotta, si preparava un unguento che veniva utilizzato come antidolorifico generale. Utilizzo abbandonato perché aveva un effetto vescicatorio che provocava ulcere dolorose. Per uso interno era utilizzata come violento purgante, poi abbandonata perché la dose terapeutica è assai vicina a quella tossica. Il suo portamento ha ispirato Bach a inserirla tra i suoi rimedi. Come fiori di Bach è detto dell’artista, del creativo, dello scrittore e di colui che cerca ispirazione, viene consigliato per alleviare i disturbi depressivi e l’alterazione dell’umore. Clematis è indicata a coloro che sognano ad occhi aperti, coloro che indifferenti alla vita fuggono dalla realtà per rintanarsi nella fantasia, sognando un futuro immaginario e hanno uno scarso interesse per il mondo presente, i facilmente manipolabili.
Nella storia ho trovato la Vitalba menzionata in diverse occasioni. Gli antichi romani la facevano crescere accanto ai muri delle loro abitazioni, perchè la consideravano preservatrice dai temporali, invece con le piume leggerissime dei frutti della clematide, un tempo assai lontano, si fabbricavano piumini a basso costo che scaldavano alla pari di quelli con le piume d’oca, senz’altro meno dolorosi.
La mia amica Monica mi ha detto che la vitalba è considerata molto pratica per fare i cesti a mano. Materiale elastico, costa nulla ed è facilmente reperibile. Viene considerata “il vimini dei poveri” seppure non sia ugualmente resistente. Il risultato risulta di colore chiaro rispetto al vimini. Le liane di vitalba si raccolgono ad agosto, si spellano, e si hanno così a disposizione dei fili lunghi lunghi. Questa sua lunghezza, non costringe a fare aggiunte mentre intrecci, con un ramo si fa quasi un cesto. Per l’abc dei provetti cestai è adatta, e grazie alla praticità della sua elasticità, superi la sua invadenza. Finalmente una nota positiva.

                                       


Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,    

larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”. 
Così diceva la mia nonna Tecla, 
mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

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