Il Prato nel Piatto – Il Tarassaco


Il tarassaco

Taraxakos in greco significa “io guarisco, sono il rimedio agli squilibri”, quindi già il suo nome ci indica ampiamente la magnificenza di questa pianta semplicemente meravigliosa. Il tarassaco lo conosciamo coi nomi più disparati, lo chiamiamo Dente di leone, Soffione, Piscialetto, Pisciacane.. A volte mi chiedo se non soffra di crisi d’identità.. quando arriva la primavera ricopre interi campi che in men che non si dica si tingono di macchie gialle formate da una miriade di fiori cicciosi dal bel colore solare, piccoli soli terrestri che illuminano la terra intorno a noi. È proprio ai fiori che diamo il nome “Piscialetto”, perché capaci di una grande azione diuretica che favorisce l’eliminazione dei liquidi in eccesso. Alle foglie, invece, vien dato l’appellativo di “Dente di leone” per la forma dentata che hanno le sue foglie disposte a rosetta, forma che ci permette di riconoscere in un colpo d’occhio questa generosissima pianta e credo che qualsiasi riferimento al leone sia d’uopo, perché il leone è un animale legato al coraggio, all’avere fegato, alla forza e alla capacità di perpetuare la rettitudine, e il tarassaco è una pianta che protegge il fegato perché ricca di proprietà depurative e antinfiammatorie, difatti di questa umile erba si dice sia un ottimo alleato nella cura delle malattie del fegato, e un fegato sano permette a tutto il corpo di funzionare come un’orchestra ben accordata e affiatata!

Questa specialissima pianta conosciuta da una moltitudine di persone è diffusa in tutta Italia, cresce dalla pianura alla zona alpina fino oltre i 2000 metri, si trova nei prati, ai margini delle strade e nei luoghi incolti. In città la possiamo incontrare ai bordi delle strade e stupirci perché crea fessure nei marciapiedi, buca l’asfalto e prolificando con grande abbondanza e tenacia ci parla della sua forza, della sua “cocciutaccine”, della sua capacità di colonizzare i luoghi che decide abbiano necessità della sua presenza. Cresce praticamente ovunque, adora però i grandi prati e si riconosce facilmente dai suoi fiori giallo intenso che lasciano presto il posto a globi soffici e piumosi chiamati soffioni che disperderanno poi i loro semi al vento, modo arguto per diffondere continuamente con sicurezza sé stessa. Il periodo migliore per la raccolta del tarassaco è prima che la pianta fiorisca, quando è nel pieno della sua tenerezza e delle sue proprietà salutari. Facilissimo riconoscere il tarassaco in mezzo ad un prato anche quando siamo abituati a pensare che ciò che vediamo sia un campo d’erba e non una comunità di erbe, ognuna preziosa, ognuna con caratteristiche e modalità differenti. Ecco come si presenta ai nostri occhi: una rosetta basale composta da foglie allungate con margine dentato, al centro un’infiorescenza giallo-dorata che poi matura in pappo e tutti noi l’abbiamo colto almeno una volta nella vita per soffiarne i semi che volando come se fossero una miriade di paracaduti portano lontano i nostri sogni o desideri. Hai mai soffiato un pappo di piscialetto, detto appunto soffione, disperdendo in ogni direzione i semi volanti mentre esprimi un desiderio?


Mi è stato consigliato di lasciare prosperare il tarassaco ai bordi del mio bell’orto perché esso contribuisce ad attirare gli insetti utili, soprattutto le coccinelle. Come per ogni pianta che desideriamo portare sulla nostra tavola va raccolta lontana dal traffico cittadino, va lavata sempre e bene e va gustata in grandi ciotolone ben condita e armati di tempo e pazienza perché va gustata, masticata, amata.

Lei prospera a primavera indicandoci che il suo consumo a tavola è utilissimo durante i cambi di stagione, ma da sola non basta, va sempre associata ad un’alimentazione sana ed equilibrata, accompagnata da salutari passeggiate all’aria aperta e da belle bevute di acqua viva. La rosetta basale è ottima da consumare cruda in insalata dell’ottimo olio evo, sale di Mothia e acidulato di umeboshi. Raccoglietela giovane possibilmente perché se no potrebbe divenire troppo coriacea. Vero è che masticare fa bene, ma bisogna anche tenere presente che le foglie più vecchie e le piante maggiormente esposte al sole sono le più amare oltre ad essere le più coriacee. Mentre la masticate con ardore e pazienza sappiate che i principi amari contenuti nelle foglie hanno un ruolo attivo nel ridurre il tasso di zuccheri di sangue. È ricca di acqua, proteine, fibre, zuccheri, grassi, vitamine, inulina e minerali. Oltre ad essere molto utile nel sostenere il lavoro del fegato e del cuore, stimola anche il lavoro dei reni che, attraverso l’urina, porta fuori le sostanze tossiche accumulate , per di più mangiarne fa aumentare la massa fecale e il numero di evacuazioni, ovvero, vi aiuterà a fare delle belle cacche da soddisfazione! Santa cacca! Andare in bagno non è un tabù, ma è uno dei grandi piaceri della Vita! Salute!

Oltre a consumarla in insalata, possiamo saltare in padella le sue foglie, o aggiungerle nelle frittate, in zuppe e minestroni, negli sformati, e i boccioli possono essere conservati in salamoia come se fossero dei capperi. I suoi fiori contengono sostanze con proprietà antiossidanti. Inizio primavera potrete imbattervi in bellissimi prati completamente gialli, è l’esplosione dei fiori del tarassaco, le api sono strafelici e il nostro fegato si prepara ad esser depurato e la visione di tutto quel giallo rasserena il nostro plesso solare. È una meravigliosa pianta mellifera e così come noi possiamo avvalerci della generosità di questa amica per attuare vere e proprie “cure depurative primaverili le amiche apine faranno baldoria nel sorvolare intere distese di prati tappezzati di giallo. Con i fiori amo preparare uno sciroppo goloso buon sostituto vegetale del miele. “Armatevi di cestino” a andate a raccogliere questi meravigliosi fiorellini. 



Ecco qui la mia ricetta tratta dal mio libro “L’Erbana una selvatica in cucina”.

Sciroppo di tarassaco: raccogliete i fiori di piscialetto in un bel luogo pulito. Per un litro circa di sciroppo occorreranno circa un centinaio di fiori. La nostra ricetta comincia con il fare un decotto. Mettete a bollire ½ litro di acqua con i vostri cento e uno fiori di tarassaco, portate a bollore e poi spegnete il fuoco e lasciate intiepidire, poi aggiungete ½ kg di zucchero di canna chiaro, riportatelo a bollore e fatelo sobbollire per 7-10’, o più se lo volete più denso, e poi filtrate. Alla fine aggiungete la scorzetta di un limone. Invasate lo sciroppo in piccoli vasetti da caldo. Una volta raffreddato si mangia sul pane imburrato o sulla ricotta, è meraviglioso diluito in acqua e bevuto fresco. Con i fiori filtrati potete decidere di fare delle frittelle, marmellata o gelatine … sbizzarritevi!


Eccoci giunti alla fine, sperimentate sempre e 
abbiate cura di voi che siete l’ingrediente principale
della grande ricetta che è la vita! Un caldo abbraccio dall’Erbana, figlia del Cielo e della Terra. Beatrice Calia

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