Il Prato nel Piatto – Il PRUGNOLO



Il generoso PRUGNOLO
In questi giorni passeggiando sui miei adorati monti mi è capitato di incontrare arbusti carichi di piccoli frutti ovali di colore nero-blu e ne sono rimasta affascinata. Sono alberi di prugnolo selvatico che spesso crescono accanto alla rosa canina e al biancospino. Chissà, forse essendo lui molto resistente al freddo, li aiuta a proteggersi dalle raffiche di vento freddo invernale. Le bacche del prugnolo si chiamano drupe o prugnole, contengono un unico seme duro e sono ricoperte da un patina (pruina) azzurrognola leggerissima, hanno un sapore aspro e allappante da acerbe, e diventano più gradevoli (acidulo-dolciastre) dopo l’ammezzimento con i primi geli di dicembre. Le bacche rappresentano la dispensa invernale per molti animali selvatici, per cui colgo l’occasione per dirvi di non essere eccessivi nella raccolta, a noi ne occorrono davvero poche, per loro rappresentano la salvezza in inverno data la ricchezza di vit C e di nutrienti.
Il prugnolo cresce ai margini dei boschi e dei sentieri, in luoghi soleggiati, ha una crescita molto lenta, può vivere 60-70 anni ed è adatto per delimitare i confini degli appezzamenti. Può diventare alto anche 5 metri, e spoglio lo si riconosce per il tronco fessurato, dalla corteccia cenerina lucida, dai rami contorti e piuttosto fitti. Può essere usato anche come arbusto ornamentale da giardino, attenzione però alle acuminate spine, difatti questo arbusto spontaneo è conosciuto come Prunus spinosa per via delle sue molteplici spine abbastanza lunghe e pungenti.

Da febbraio ad aprile fiorendo si vestono di bianco, i suoi fiori sono piccoli, hanno un profumo dolcemente intenso e sono largamente bottinati dalle api. 
Fioriti spiccano tra alberi e arbusti ancora sonnecchianti annunciando la primavera, e possiamo esser certi che trattasi di prunus, perché a differenza del biancospino e dell’agazzino, mette prima i fiori e poi le foglie, un vero spettacolo, meravigliosa Natura.
Questa pianta mi fa sempre sorridere perché mi rammenta “Fratel Coniglietto” dei racconti dello Zio Tom, che per salvarsi dai suoi predatori li buggerava dicendogli di gettarlo ovunque, ma non nei rovi di pruno. In realtà lì sarebbe stato al sicuro, perché il prugnolo crea un groviglio molto folto, forma fitte macchie spinose che forniscono protezione ai piccoli animali. La siepe di prugnolo selvatico costituisce una barriera pressoché impenetrabile al punto che un tempo, era considerato un albero magico capace di ospitare sia il bene che il male. Piantato davanti alle case le proteggeva dal fuoco, dai fulmini, e delle malattie. Si crede che allontani il male e le calamità. Uao.
In estremo oriente è chiamato “Albicocco giapponese” ed è considerato, il simbolo della primavera, i suoi fiori, dal candore smagliante, ricordano la purezza e l’immortalità. E la cosmesi di ciò ha fatto tesoro dato che i frutti del Prugnolo vengono utilizzati contro funghi e batteri e servono per rigenerare la cute in presenza di dermatiti, ferite e lievi ustioni. Una manna dal cielo questi piccoli frutticini , d’altronde in cucina si sa, tutto ciò che è nero è prezioso.

Peraltro, tutta la pianta si presta ai molteplici utilizzi che l’uomo suole fare di essa:
1 – I frutti possono essere usati per fare marmellate, confetture, salse, gelatine e sciroppi, in alcuni paesi per produrre bevande alcoliche.
2 – Attenzione però, i noccioli contengono acido cianidrico, sostanza tossica molto potente.
3 – I fiori sono commestibili, ma per il contenuto in acido cianidrico devono essere usati con cautela.
4 – Anticamente le foglie tostate venivano usate come surrogato del tè e del tabacco.
5 – La corteccia essiccata e macinata forniva un dentifricio e un colorante rosso per la lana.
6 – Il legno, è duro e resistente ottimo per creare meravigliosi bastoni da passeggio dei quali si credeva che proteggessero il viandante dalle forze oscure del male che si potevano nascondere nelle intricate siepi lungo i sentieri. Inoltre il suo legno era usato per preparare bacchette per la divinazione e bacchette capaci di esaudire i desideri.
7 – Particolarmente “ribelle” alla coltura, non si lascia addomesticare facilmente: non accetta di essere trapiantato, nonostante i ripetuti tentativi.
Si tramandano le sue capacità medicamentose: un vino alle prugnole in caso di raffreddore, una tisana al miele per la tosse, un decotto di corteccia come febbrifugo. Il grande Kneipp, ha definito i fiori del prugnolo selvatico «il lassativo più innocuo che non dovrebbe mancare in nessuna farmacia domestica». In omeopatia lo si usa per dolori nevralgici, eruzioni cutanee, astenie e dimagrimenti, e nella medicina antroposofica il suo sciroppo serve come tonico generale e ricostituente per chi è debole e affaticato.
Con alcool, zucchero, vino bianco e bacche di prugnolo mature, si può preparare un buon liquore digestivo la cui preparazione è un segreto conservato nel tempo da ogni famiglia e riposerà mesi prima di arrivare sulla tavola. 

Ecco la mia ricetta del Prugnolino: lavate e asciugate le drupe mature, poi mettetele in un vaso chiudibile e cospargetele con due cucchiai di zucchero grezzo. Dopo due giorni di fermentazione versate l’alcol (in proporzione 1:2) e lasciate a macerare per 21 giorni. “Sgocciolate” le drupe e utilizzatele per fare uno sciroppo a caldo con acqua e zucchero, lasciate raffreddare e unite drupe e sciroppo alla base alcolica insieme ad un bicchiere di vino bianco. Questo liquore sarà meraviglioso dopo almeno sei mesi di maturazione. 
Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,    
larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”. 
Così diceva la mia nonna Tecla, 
mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte dall’Erbana, una selvatica in cucina.

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