Il Prato nel Piatto – Fiordaliso

La
Centaurea aspera, ovvero il fiordaliso ispido  

Questa pianta l’avrete vista centinaia di volte, e credo che come me, per tanto tempo vi sarete chiesti come si chiama questa pianta dal fiore dalla forma curiosa e delicata. I suoi petali seghettati ricordano tanto il fiordaliso, solo che il loro colore è rosa e non blu. È della stessa specie del fiordaliso, la Natura non si è risparmiata in nulla, e quando si è espressa sul tema delle Centauree, lo ha fatto attraverso ben oltre 750 specie annuali, biennali o perenni, una settantina delle quali fanno parte della flora spontanea italiana.
Questi fiori li potete vedere crescere nelle zone incolte, tra le siepi, nelle vigne,nelle aree abbandonate, tra i ruderi o gli arbusteti, ma anche sulle spiagge vicino al giglio marittimo. Il colore dei suoi fiori è molteplice, a seconda della zona può variare dal rosa, al porpora e il violetto, o addirittura giallo.
È un fiore talmente comune che viene quasi ignorato. Il suo calice sembra un piccolo carciofo. Non fatevi distrarre però, non siamo nelle famiglie dei cardi, il fiordaliso ispido o Centaurea aspera erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae. Ricordate, anche la carlina ci aveva tratto in inganno per la sua forma, qui siamo tra le centauree. Il nome di questo “firodaliso” ci può aiutare, difatti “aspera” deriva dal carattere ispido di alcune sue parti. Quando il fiore sfiorisce e va in frutto, dal calice sbuffano centinaia di acheni con pappo che paiono dei grossi spolverini. La tecnologia del mondo erbaceo è molto evoluta, grazie ai pappi che fanno da paracadute, i semi svolazzano per alcuni metri, a volte per chilometri, per poi cadere a terra e venire trasportati da insetti, soprattutto formiche che ne fanno dispensa, e ne aiutano la diffusione. Se vi interessa questo argomento vi consiglio di leggere i libri di Stefano Mancuso.

Mi auguro che a poco a poco vi appassionerete sempre più a questa meravigliosa disciplina del meraviglioso mondo vegetale che include direttamente o indirettamente anche il mondo animale e umano. La chiamo disciplina perché occorre studiare, seguire un metodo, una tecnica, imparare cose, seguire dei tempi, è impegnativo, ma di grande soddisfazione e bellezza. Ne vale la pena, e come un incantesimo Madre Natura incanta, rapisce, nutre e sostiene.
La centaurea deve il suo nome a Chirone, centauro dall’indole mite e saggia, maestro di Esculapio, Ercole, Giasone, Castore e Polluce. A lui gli antichi attribuivano le più grandi virtù di profezia e medicina. Ciò ci indica che la pianta è curativa e speciale. Nella mitologia greca si racconta che Chirone, ferito ad un piede, guarì medicandosi con una pianta di fiordaliso. Quindi è una pianta che ci indica il cammino, che ci dà indicazioni, che ci aiuta a tagliare con i rami secchi del passato e trovare il coraggio per intraprendere il futuro. Un’altra pianta portentosa.
Io l’adopero in cucina, amo spetalare i suoi meravigliosi calici e me la godo sui crostini spalmati col pesto dell’Erbana, o con una fresca crema di ceci o di melanzane, meravigliosi sulla guacamole, o anche dispersi in una misticanza. 

Dolcissimi e delicati spetalati su una bavarese bianca di mandorle, o essiccati e sbriciolati sui dolcetti dell’amicizia. Tutte queste ricette potrete trovarle nel mio sito nella sezione ricette.
Di questa pianta mi sta a cuore dirvi una cosa, è bellissima, umile, semplice, splendente, sempre vicino a noi, ci accompagna con discrezione in attesa di essere notata e di ricevere il nostro apprezzamento. Aprite gli occhi amici miei, cominciate a notare la miriade di erbe, fiori, alberi e cespugli che vivono attorno a noi, ci sostengono, ci nutrono, condividono con noi il quotidiano e attendono solo di essere scoperti e riconosciuti. Una miriade di amici vivono là fuori, non siamo mai soli,e grazie al mondo verde potremmo scoprire una valanga di cose su di noi e su di loro. Conoscerne i nomi, scoprirete, è già di grande aiuto.


Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,

larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”. 
Così diceva la mia nonna Tecla, 
mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

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