Il Prato nel Piatto – BARBASCO

Il Barbascoun’antenna di bellezza.

Il Verbascum blattaria L. o barbasco è conosciuto anche come Verbasco delle falene a causa della somiglianza dei suoi fiori con le antenne di una falena, ma andando avanti con la lettura scoprirete che possiede tanti altri nomi, e ciò mi fa pensare che anche se non si tratta di una pianta propriamente alimurgica, sia bene conoscerla, il suo nome lo troviamo già usato da Plinio, vorrà dire qualcosa.
Barbasco da barbuto/barbetta con allusione alla densa lanugine di questa spiga di fiori gialli di cui è ricoperta. La radice del nome è anche riconducibile a “bhle” che significa “brillare”, anticamente infatti il verbasco era usato come stoppino per le lucerne. Come mi piace andare a scoprire e conoscere gli usi che i nostri antenati hanno fatto con le meraviglie del mondo verde. Andare a pescare nella memoria del passato, dove l’uomo utilizzava il suo genio per sostenersi, mi riempie di gioia.
In questo periodo, il barbasco è molto presente intorno a noi, pare una verga sottile cosparsa di magnifici fiori gialli. Detto anche Verbasco polline perché ha lunghi steli verdi ricchi di fiori che crescono sparsi sull’asse fiorale, ma qualcuno lo chiama anche fiorellina per questa sua caratteristica. Dalla rosetta basale fatta di foglie verde scuro-bluastre, si sviluppa un fusto eretto e foglioso che porta poi i fiori e i frutti in alto dai 40 ai 120 centimetri, frutti che sono curiose capsule tondeggianti che paiono piccole stelle terrestri, bellissime a vedersi, capsule cariche di molteplici semi. 
Ogni pianta produce oltre 1.000 capsule dette “frutto della colomba” che si sviluppano, maturano e cadono dalla pianta nel secondo anno di crescita.

Tanta è la forza di questa pianta che in un suolo ben drenato i suoi semi possono rimanere vitali per 120 anni, ciò ha fatto sì che nello stato del Colorado è stata dichiarata nociva tanto è invasiva per loro. È una pianta spontanea che ama gli incolti caldi ed asciutti, i margini dei campi coltivati, gli argini e i fossi. Avrete notato come i bordi delle nostre strade ne siano ricchissimi. Paiono sentinelle. È una specie tipica della vegetazione ruderale, dei campi e dei bordi delle strade, ma la si può trovare anche in boschi aperti. I suoi fiori sbocciano tra giugno e ottobre del secondo anno di crescita, e ogni fiore è attaccato individualmente al gambo da un pedicello, molteplici, ma ognuno posizionato singolarmente, in toto esposti a 360°. I fiori della mulattiera, un altro nome, possono essere gialli o bianchi, gli stami sono di colore arancione e sono ricoperti di peli viola e ciò gli conferisce una leggera tonalità viola. Attraggono la nostra attenzione per la loro particolarità e bellezza. Osservateli bene, e meditate sulla loro forma, credo sia una pianta che ha da trasmetterci modalità di vita, di comportamento, cosa che ogni pianta fa. 

I fiori della falena venivano impiegati nelle affezioni delle vie respiratorie, contro bronchiti e raffreddori, hanno proprietà emollienti, espettoranti, sedative e sudorifere, ma sappiate che quasi tutti i verbaschi possiedono proprietà affini, e presto conosceremo il tasso barbasso, pianta che io amabilmente chiamo la pianta di Herry Potter. Inoltre, i barbaschi, posseggono anche proprietà insettifughe, soprattutto le zanzare non le sopportano, ma neanche gli scarafaggi. Credo sia potente anche a livello energetico, è una pianta molto luminosa e attraente. In passato, questa specie veniva impiegata per la preparazione di tisane depurative, ma anche per le parassitosi.

E’ una ottima pianta mellifera che rappresenta per le api una importantissima sorgente di polline, soprattutto a fine estate. Quindi in un buon miele millefiori prodotto in questo periodo, chissà quante volte avete gustato la preziosità di questa pianta. Per me il miele è un modo molto delicato e prezioso per gustare le molteplici proprietà delle piante che crescono e proliferano attorno a noi, vi consiglio di andare a conoscere i luoghi di provenienza dei mieli che andrete ad acquistare, e anche l’apicultore, il miele deve essere prodotto con rispetto verso le api e verso l’ambiente, con amore, il miele è un medicamento.
Di questo verbasco possiamo innanzitutto nutrirci della bellezza della sua “rettitudine”, a me ricorda un candelabro che gioiosamente innalza la sua bellezza verso il cielo, e volendo possiamo adoperare qualcuno dei suoi meravigliosi fiori in insalata, ma con moderazione, prima vi consiglio di assaggiarne uno e vedere se il suo sapore vi aggrada. Vi dico di non esagerare perché la pianta contiene saponine, soprattutto nei semi.
Un’altra pianta che cresce vicinissima a noi è ora conosciuta, ora la guarderemo con un rispetto differente e soprattutto la guarderemo conoscendone il nome e le particolarità.
Mi piace dirvi che per nutrirci delle piante non occorre sempre metterle nei nostri piatti, esse ci nutrono della loro bellezza, della loro presenza, del loro crescere vicine a noi esprimendosi a tutti i livelli, visibili e invisibili, prestate attenzione e ciò sarà palese ai vostri occhi e nei vostri cuori.


Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,    

larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”. 
Così diceva la mia nonna Tecla, 
mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

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