Per chi cerca la cucina tradizionale la Trattoria La Corte Galluzzi è il locale giusto

In una tranquilla piazzetta nascosta, nel cuore della città, c’è la Trattoria la Corte Galluzzi, che prende il nome dall’omonima torre medievale.
Qui si respira un’aria d’atri tempi, i quadri, gli arredi e il menù accolgono gli avventori ad immergersi in un’atmosfera retrò.
La tradizione gastronomica emiliano romagnola fa da padrona in cucina, ma non si limita alla pasta fresca, assolutamente tirata a mano dalle sapienti mani della sfoglina Felicia.

La cucina è guidata da Moreno Bicocchi, che si coordina con Corrado Parisi, chef executive del ristorante Benso, locale della medesima proprietà, con il Roberto Bistrot.
Qui il menù viaggia nel tempo a ristroso e attinge alcune ricette da “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi.
Sono sette i piatti “artusiani” che, aggiornati in chiave contemporanea e attuale, comunque parlano ad un palato sapiente.

Tre di questi sono antipasti, il Baccalà Montebianco (ricetta n° 118), lo Sformato di cavolfiore (ricetta n° 387), la Lingua di vitella di latte in salsa piccante (ricetta n° 361). In carta si completano con il classico tagliere di salumi e formaggi accompagnato da crescentine e giardiniera.
La Zuppa di fagiuoli (ricetta n° 57), le Tagliatelle verdi alla bolognese (ricetta n° 70-87) si aggiungono alle minestre in brodo, Tortellini e Zuppa imperiale.
La Cotoletta alla bolognese è la prima nella lista dei sei secondi che comprendono anche carni come faraona farcita e lo stinco d’agnello.
I contorni sono sempre a base di verdure di stagione, ma questa non influenza la presenza il tradizionale Friggione e quelli estrapolati dall’Artusi: la ricetta n°448 degli Spinaci e la n° 443 per il Passato di patate, ovvero il purè.

A fine pranzo non può mancare il dolce e allora la scelta è fra quattro proposte: la Torta con pinoli (ricetta n° 582), la Zuppa inglese (ricetta n° 675), il Fior di latte bolognese o la Torta fredda al cioccolato.