A Bologna non si capisce un F.I.CO. secco…

Presso il CAAB – Centro Agro
Alimentare di Bologna sono in partenza i grandi lavori che condurranno alla
realizzazione di F.I.CO., ovvero la Fabbrica Italiana Contadina: per usare le
parole dei responsabili del progetto, “il più grande centro al mondo per la
celebrazione della bellezza dell’agro-alimentare italiano”. Un investimento da
più parti definito epocale per la città di Bologna.
Il progetto, per quanto
affascinante sulla carta, pare quantomeno ambizioso, molto ambizioso, sul piano
della sua capacità di attrazione turistica. Al limite dell’irrealtà, a
giudicare almeno dalle cifre disponibili. Stando a quanto dichiarato
ufficialmente, infatti, i visitatori annui stimati per F.I.CO. sarebbero 6
milioni. Una cifra che in Italia non raggiunge nemmeno il Colosseo di Roma, e
che nel resto del mondo registrano, ad esempio, la Tour Eiffel di Parigi e il
Metropolitan di New York. Siti famosi, cioè, di grandissime metropoli globali…
Mentre in questo caso stiamo parlando di un luogo ancora sconosciuto di una
media città italiana.
F.I.CO. inoltre si configura come
un corpo fisicamente staccato dalla città, non inserito né contiguo al centro
cittadino, e non ancora collegato; e non si sa quando e come lo sarà. Venendo
ad aspetti più futili come il suono e il significato del suo nome (futili per
modo di dire, perché chi decide la visita a centinaia o a migliaia di
chilometri di distanza spesso si basa sul puro nome, o poco più: nomina nuda tenemus, diceva uno che se
ne intende), non sembra che ci sia stato uno sforzo particolare in merito:
magari gli stranieri saranno colpiti dalla brevità e dalla facilità
dell’acronimo, ma gli italiani si porranno verosimilmente molte domande…
Più che il F.I.CO., a noi il
progetto in divenire evoca l’immagine dell’iceberg. L’iceberg è una grande
massa di ghiaccio galleggiante, alla deriva nel mare; la sua caratteristica è
quella di rimanere, per circa il 90% del suo volume, sotto la superficie
marina.
Ecco, a nostro avviso il progetto
F.I.CO. ha svelato alla stampa la sua parte emersa. Ma il suo corpaccione
sommerso ancora non lo conosciamo, anche perché poco o nulla sappiamo della sua
genesi, al di là dei bla-bla di circostanza. Solo il tempo, notoriamente
galantuomo, potrà fare maggiore chiarezza.
Per il momento, non abbiamo
problemi a dichiarare che del progetto non abbiamo praticamente capito un
F.I.CO. secco.
 Piero Valdiserra   

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